Valina





My Photos - Le Mie Foto (Barcellona)

Ho scattato questa foto all’Acquario di Barcellona, ma non ho capito Chi Osservava Chi.

I took this photo at the Barcelona acquarium, but I didn’t understood Who was observin WHo…

Acquario di Barcellona

http://www.flickr.com/photos/valina/3912935331/


I want this tshirt to add it to my tshirt collection..

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Kanye and Jesus chillin’



Domani e’ il fottutissimo Columbus Day. Cosa c’e’ da festeggiare eh? Milioni di Nativi Americani MORTI? Vaffanculo.

Cosa c’è da Festeggiare? La sottomissione di milioni persone, la distruzione della loro cultura? l’annullamento della loro religione? Festeggiamo l’inizio del più grosso e ignorato genocidio della storia?

Non c’è proprio nulla da festeggiare.

Spero almeno di non sapere di arresti domani, fermi e perquisizioni in USA, come ogni anno.

Spero di non sentire di uccisioni, di indios che protestavano uccisi in Colombia.




Obama and his Mac

AHAHAHAHA! PACMAN. <3

I LOVE MY PRESIDENT.




Un Crampo nelle Coscienze

(Testo introduttivo alla Mostra Fotografica di Giansalvo Cannizzo “Storia Ordinaria di uno Sbarco”)

Una nave stipata di corpi, abiti logori, visi malinconici.
Bambini aggrappati alle loro madri, e madri che si aggrappano al parapetto di una carretta del mare, per sopportare le vertigini della paura e della debolezza.
Occhi sbarrati, puntati all’orizzonte, labbra riarse dalla sete, pochi bagagli, e un enorme fardello fatto di sogni e illusioni.

Così dovevano apparire le grandi navi cariche di Italiani che dai primi del ‘900 salpavano verso le coste dell’America, scrigni traboccanti promesse, di ricchezza e prosperità.
Coste anelate e poi conquistate; coste che somigliano a tutte le coste del mondo, il margine da cui comincia la nuova vita, l’approdo ultimo di tante fatiche.
Quelle coste devono davvero somigliarsi tutte se viste dagli occhi di un migrante, se osservate da quelle navi lontane.

Un sentimento di tenerezza, pietà e orgoglio ci pervade al ricordo dei nostri eroi, i nostri italiani, quelli che ce l’hanno fatta, i premiati dal coraggio. Li ricordiamo, li celebriamo, li premiamo.

Ma quando le stesse immagini, le stesse navi, i corpi deboli, gli occhi che bruciano per il vento e il sale del Mediterraneo, ci appaiono dal quadrato luminoso di un televisore, le nostre percezioni profonde crollano istantaneamente, e si sfaldano come quelle navi tremolanti.
Le coscienze si induriscono, e non ascoltano più, e non vedono più nulla.

E’ una cecità quella della coscienza che, come nei migliori romanzi di Saramago, si fa contagiosa, si diffonde spinta dal martellare delle informazioni superficiali e distratte.
Ed è una sordità quella della coscienza che non ammette impicci: i Migranti, (Africani, Albanesi, Indiani, Mediorientali) sono scuri, sono sporchi, sono troppi, sono un pericolo. Criminali. “Clandestini”.

Non c’è posto per tutti nella “Fortezza-Europa”, la terra è nostra, la terra ci appartiene di diritto, per feudale trasmissione ereditaria. E i “Clandestini” quel diritto non lo possiedono. Non hanno nessun diritto loro, nemmeno quello di fuggire.
In passato indossavamo un guanto di lattice, gli porgevamo un bicchiere d’acqua, e li rispedivamo indietro.
Oggi l’orrore ha toccato il suo vertice, e i “criminali” vengono respinti in mare. Non c’è processo, non c’è appello, non c’è legge, non c’è tutela, non ci sono convenzioni dei diritti umani, non esiste più il diritto di asilo, lo status di rifugiato. Non c’è nulla lì a miglia e miglia dalla costa.
Non c’è NULLA.
I respingimenti sfruttano il silenzio controllato dei nostri quadrati luminosi. E quel silenzio puzza terribilmente di morte. E’ crollato l’imperativo primordiale al soccorso, e con esso la nostra pretesa di “civiltà”.

E allora le storie dei nostri emigrati italiani rimarranno per sempre incise in una Storia che non ha più nulla da insegnare. E con loro le storie degli ebrei in fuga dalle torture naziste, le miriadi di storie dei rifugiati politici, dei profughi, degli sfollati della terra. Relegati a fari di speranza e libertà di un passato che non proietta più la sua luce sul presente.

Loro sono i “Clandestini”, e non importa chi siano, e quanti, e chi se ne frega di quanti anni abbiano e di quale sia il loro nome.
Sono “Clandestini”, non ha più nessuna importanza da quali guerre, persecuzioni e povertà fuggono, e che cosa si provi a stare ammucchiati su un pezzo di legno, al gelo della notte, tra gli spruzzi di acqua salata e le urla di chi viene gettato in mare.
Solo “Clandestini”, non importa più nemmeno che siano esseri, come chiunque altro, provvisti di dignità.
Loro, i “Criminali”, per un attimo assumono le sembianze degli schiavi africani deportati nelle Americhe, degli Indios trucidati a milioni, delle vittime inermi delle crociate; loro sono le nuove vittime della “Fortezza-Europa”, mai sazia di crudeltà.
L’Europa sta oggi, con l’indifferenza dell’opinione pubblica e la brutalità delle politiche sull’immigrazione, seppellendo la propria storia; e con essa, lentamente, se stessa.

Che queste immagini siano allora un crampo nelle vostre coscienze intorpidite,
che vi sfiniscano, come una lunga fuga,
che brucino come sale sulla pelle,
che vi indeboliscano, di vertigini e malesseri. Come la fame.

Che siano una crepa nella “Fortezza-Europa”. Memoria. E Storia.

Valentina




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